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Posizione Confederazione Italiana Agricoltori in merito al fotovoltaico

È risaputo che negli ultimi anni, a causa principalmente della globalizzazione del mercato alimentare, i prodotti agricoli hanno conosciuto una costante diminuzione di valore, mentre inesorabilmente sono aumentate le spese di produzione. Si è così determinata una preoccupante perdita di redditività delle aziende agricole.

Il legislatore, per trovare un rimedio a questa situazione, ha favorito l’avvio di una certa diversificazione delle attività agricole, equiparando alle medesime iniziative quali l’agriturismo, il contoterzismo, la trasformazione dei prodotti primari, le fattorie didattiche e – dagli anni 2007 e 2008 – anche le attività di produzione di energia elettrica da biomasse o fotovoltaiche.

In questa ottica la produzione di energia fotovoltaica (fino a 200KW) non costituisce reddito d’impresa, ma viene riassorbita nel reddito agrario dei terreni condotti dall’azienda medesima e l’imprenditore che realizza l’impianto è tenuto al solo versamento dell’IVA incassata dal gestore.

Nel caso venga superata la soglia dei 200KW il ricavato dalla vendita di energia elettrica (ma limitatamente al puro ricavato dall’energia, escludendo gli incentivi per la produzione di fotovoltaico) viene considerato reddito d’impresa e quindi tassato anche ai fini IRPEF a meno che il volume d’affari delle attività agricole (escluso il fotovoltaico) sia superiore e quest’ultimo oppure che per ogni 10 KW prodotti in eccedenza ai 200 riconosciuti comunque “agricoli” l’azienda disponga di un ettaro di terreno coltivato. In questo caso il ricavato dalla vendita di energia viene nuovamente ricompresso nel reddito agrario dei terreni condotti.

Produrre energia può quindi essere un’attività assai interessante per un imprenditore agricolo.

Come Organizzazione di Categoria riteniamo però che:

·        la produzione di energia fotovoltaica sia consigliabile quando vengono sfruttati i tetti di edifici già esistenti (stalle, capannoni, ricoveri attrezzi, cantine, ecc. ecc.) mente giudichiamo assai più problematica l’installazione dei medesimi sui terreni agricoli a meno che non si tratti di superfici marginali e comunque inutilizzabili per un proficuo impiego agricolo e, comunque, tali da non costituire un impatto ambientale negativo;

·        siamo decisamente contrari ad utilizzare terreni fertili e destinabili alle produzioni agricole per produzioni di energia fotovoltaica: purtroppo le superfici agricole vengono già erose da strade, impianti produttivi, centri residenziali e quant’altro, restringendosi sempre più e mettendo spesso in forse la possibilità di realizzare intere produzioni alimentari e mettendo una seria ipoteca sul futuro;

·        invitiamo tutti gli imprenditori agricoli, poi, a porre la massima attenzione nell’affitto di superfici agricole a ditte che intendono realizzare impianti fotovoltaici per i seguenti motivi: a) in questo caso (attività svolta da terzi) le somme ricavate vengono considerate “redditi diversi” e vengono tassate ai fini IRPEF senza sconto alcuno; b) non esiste alcuna garanzia sulla fertilità dei terreni all’esaurimento dell’impianto; c) occorre tutelarsi in relazione allo smaltimento degli impianti esausti per impedire che i costi di smaltimento vanifichino tutti i benefici economici avuti nel periodo dell’attività (che di solito è assai lunga, quasi sempre ventennale).

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